La bioenergetica si sviluppa in due filoni: il filone psicoterapeutico chiamato Analisi bioenergetica che è quello originario, e il filone psicopedagogico che interessa la formazione in  counseling  psicocorporeo relazionale.
L’applicazione psicopedagogica della bioenergetica è una modalità di lavoro con il corpo attraverso un insieme di esercizi che hanno il primario obiettivo di mettere in contatto chi li pratica con il proprio corpo e sviluppare l’esperienza soggettiva di propriocezione. Nella dinamica di gruppo si esplica nelle cosiddette classi di esercizi (gruppi di lavoro che durano circa un’ora e mezza) durante le quali le persone sono invitate ad entrare in contatto con sé stesse attraverso il corpo: prima di tutto con le proprie espressioni energetiche e fisiche, e poi anche emotive, mentali, immaginative, espressive, relazionali. La funzione energetica serve a sentire quello che c’è nel presente della propria esperienza di autoascolto, a prendere contatto con la propria identità a partire dall’identità corporea. Questa è la prima realtà, la prima verità soggettiva; che non è possibile ignorare perché solo partendo da queste informazioni l’individuo può comprendere cosa è necessario modificare, quanto e perché, e cosa è buono tenere. La struttura della classe di esercizi porta in sé un importante principio bioenergetico, ovvero il ciclo di carica e scarica energetica. Vi è salute se si preservano entrambi i movimenti di carica e scarica, e se tra di essi c’è un equilibrio e un movimento libero dall’uno all’altro.

Alcune modalità di base sono:
– la gradualità nel contatto, nell’ascolto, nella mobilizzazione, etc…;
– la costante attenzione ad una respirazione consapevole per sostenere una migliore presa di contatto con il proprio sentire;
– le induzioni neutre a sostegno dell’auto-ascolto e dell’auto-osservazione non giudicante.

La persona recupera da sé le informazioni.
E’ sostenuta nel prendersi cura di sé, attraverso prima di tutto l’ascolto e l’osservazione dei propri vissuti energetici e fisici, e, successivamente, anche emotivi, mentali e relazionali.
L’obiettivo di base è che comprenda i propri meccanismi di funzionamento, soprattutto da un punto di vista energetico, sia nella produzione di energia che nella sua scarica, per scoprire come questi due movimenti siano profondamente connessi, come riesce a generare la sua vitalità. A questo livello il praticante vive l’esperienza di un’energia aumentata, cosa che gli consente di scaricare lo stress in eccesso, ma anche di imparare a far fronte agli stress ulteriori che la quotidianità gli pone.

Alcuni obiettivi:
– aumentare l’energia a disposizione della persona;
– alimentare il senso della sua identità, a partire dal radicamento con il proprio corpo;
– sostenere la capacità di lasciar andare e parallelamente di contenere (= tenere con sé);
– imparare a stare con sé, nella gradualità e nella continuità (darsi tempo e spazio);
– prevenire lo stress e imparare ad autoregolarsi;
– promuovere il processo di salute (salutogenesi).

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