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Crescere è un’esperienza vitale che possiamo scegliere. O si cresce o si invecchia.

Cresciamo quando siamo consapevoli di noi stessi, di ciò che ci accade, dentro e fuori di noi. Cresciamo quando ascoltiamo i significati: degli eventi, dei cambiamenti, delle scelte, delle emozioni, sentimenti, pensieri, stati d’animo, sensazioni. Cogliere i sapori.

Ascoltare, per comprendere, è un’attività intenzionale che il nostro cervello è in grado di preferire se lo desidera consapevolmente e si predispone a farlo con l’attitudine dell’incontro.

“Intenzionalmente” significa con coscienza e fiducia che faccia bene. Ci predisponiamo con la voglia di fare spazio dentro di noi: intenti a cogliere il valore dell’esperienza. Intenti a percepire cosa c’è sotto, al di là delle semplici parole, della prima evidenza, della superficie, dell’immediatezza.

Ascoltare:  ascoltare con dedizione e sensibilità nuove; ascoltare per cogliere in profondità, per gustare ciò che scopriamo oltre l’apparenza. E’ una SCELTA.

Quando scegliamo di vivere le relazioni umane, personali, affettive, professionali, sociali con questo atteggiamento, di coltivarlo e preferirlo negli incontri  con gli altri, ed anche con quell’altro/a che ci portiamo dentro, quel compagno di viaggio che ci possiamo fare amico/a per tutta la vita, il nostro “sé”, allora cresciamo.

Cresciamo quando “ascoltiamo dentro”. Col cuore, non solo con la ragione. Con la fiducia di scoprire qualcosa di vero che ci apre alla vita, a noi stessi, alla natura, al creato, ai nostri simili. Umanità che si ri-conosce.

Ascoltare intenzionalmente i significati, non solo i contenuti, per gustarli ed accoglierli, fare spazio per noi, è comunicare. Fare spazio dentro di noi per accogliere e “prendere dentro” di noi le esperienze altrui, non solo le parole: etimologicamente “con-prendere”.

Comunicazione è azione. Azione che unisce due o più parti che si incontrano. Non perché condividono i contenuti  (circostanza occasionale ininfluente per l’esperienza umana che ne deriva) ma perché si cercano nei significati. Nel dare valore a cosa c’è sotto, ascoltandolo intenzionalmente e scambiandoselo come esperienza che arricchisce.

Comunicazione efficace va oltre al “parlare” e allo scambiarsi messaggi. E’ quella in cui almeno una delle due parti dimostra all’altra la sua intenzione sincera di comprendere la PERSONA e gliela fa percepire. Possiamo scegliere di essere noi quella parte delle due o più. Possiamo scegliere di rendere più facile e possibile questa opportunità di aggiungere valore umano alla verbalizzazione. Possiamo facilitare la degustazione dei significati e trasformarci in “sommelier della relazione”; attenti alle percezioni dei dettagli, alle sfumature, alle emozioni. Nostre ed altrui. L’abilità di coglierle entrambe e tenerle insieme, congiungerle, a prescindere dalla loro presunta “più o meno compatibilità”, crea “con-tatto” proprio perché agiamo con tatto. Efficace vuol dire creare contatto.

Paradossalmente Le due parti possono essere dentro di me, il mio conscio e la mia “anima”, quel mio io profondo che abita dentro e scelgo di ascoltare. Comunicazione efficace con noi stessi. E’ da qui che si parte. Quando quel  lui / lei che si rende conto di essere “con preso con tatto” è il mio io interiore, la mia comunicazione efficace avviene proprio dentro di me, e produce effetti di crescita alla mia personalità.

La nutre di nuovi significati e “amicizia interiore”. Comunicazione efficace intra-personale. Efficace in quanto accade anche in me stesso/a l’esperienza della reciprocità: almeno uno dei due si sente veramente “ascoltato” e ne trae giovamento sincero, desiderando avvicinarsi alla “sorgente d’ascolto”, rimanendole più vicina e contattandola con più fiducia, disponibilità e frequenza.

Atteggiamento interiore nella comunicazione efficace

Ti ascolto con la ferma intenzione di cogliere non solo i tuoi messaggi e contenuti, le tue parole, ragionamenti, pensieri, ma soprattutto quello che tu senti dentro di te, le tue emozioni, sentimenti, stati d’animo, patimenti o gioie.

Lo faccio con attenzione e fiducia: che mi faccia bene cercarti con apertura ed accoglienza, sospendendo eventuali giudizi opinioni che dovessero affiorare in me, consapevole che questo mi aiuti a contattare la parte più nobile di me stesso/a mentre ti ascolto in ciò che senti, non solo in ciò che dici.

E mentre lo faccio mi ricordo che è inevitabile ascoltare, contemporaneamente, anche me stesso: le mie emozioni, riverberi, pensieri, reazioni, opinioni. Li accolgo e li prendo come parti di me, vere in quanto riconosciute, non perché assolute, approvate o giuste. Accolgo le mie verità, e accolgo le tue, insieme. Insieme a prescindere

E quindi lo faccio congiungendole, anche qualora fossero differenti. Non importa, per la comunicazione profonda, quella che sto cercando, avere o meno la stessa opinione – esperienza.

Conta cercarti e cercarmi insieme. Se ci riesco, se riesco a trovarti e a fartelo sentire, a fartelo veramente percepire con lo sguardo, la postura, la mia gestualità, tono della voce, mimica, in una parola con la  mia “attitudine”, il mio corpo presente a me stesso. La mia comunicazione diventa efficace perché ti tocca dentro. Mi nutre. Giova anche a te, ma soprattutto a me.

Cresco. Colgo il tuo “pathos” nascosto dentro alle tue parole: en-pathos. Empatia. La magia della comunicazione efficace è l’empatia: dono prezioso che porto all’altro con l’intenzione di offrirlo gratuitamente per la gioia che ne ricevo, a prescindere dal suo riconoscimento consapevole, esplicito o meno. La mia gioia è l’umanità che cresce in me.

Cresco perché mi ricordo di ascoltare, cogliere, gustare, regalare a te ciò che mi resta dentro di te.

Comunicazione efficace: quella che raggiunge lo scopo.  Porta doni. Messaggi di ritorno che tu ( l’altro) ricevi  perché scelgo con il cuore di offrirteli sapendo quanto sono preziosi.

Feed back, li chiamiamo tecnicamente. Messaggi di restituzione che nutrono mentre tornano al mittente (dall’inglese “to feed” = nutrire, e “ back” = che torna indietro). Nutriamo l’altro, la sua identità, la sua anima, il suo senso di identità, quando gli regaliamo indietro come vere e proprie “prove di ascolto profondo” i suoi sentimenti – emozioni – stati d’animo che gli abbiamo raccolto con sensibilità, pazienza ed attenzione.

Come quando raccogliamo delicatamente dei fiori per farne un mazzetto da regalare a sorpresa alla persona cara. Lo facciamo per scelta perché sappiamo quanto faccia bene, quanto aiuti a crescere, perché è proprio quella stessa esperienza che coltiviamo in noi stessi, ascoltandoci dentro con lo stesso candore e dedizione.

Sospendendo giudizi, accettando ambiguità e contraddizioni, riconoscendole come parti viventi anche di noi, senza temerle o nascondercele. Ammaestrando in noi stessi per primi quell’umanità accogliente che mostra comprensione “compassionevole” e sincera: pathos verso noi stessi. Crescita interiore. O si cresce o si invecchia.

Comunicazione efficace, dunque, prima di tutto verso noi stessi. Poi verso il creato, gli esseri umani, i compagni di viaggio. Viaggiare insieme ed esplorare nuovi mondi scoprendoli in ognuno di noi. Viaggiare ci aiuta a rimanere giovani e pieni di vita.

E quando non solo uno ma entrambi i soggetti sperimentano che l’altro veramente ti ascolta,  quando entrambi scelgono e riescono ad essere empatici, accade un’esperienza ancora più profonda e piacevole: la comunicazione efficace assume la dimensione dell’affinità. Esperienza di amore per la nostra umanità condivisa.

La condivisione percepita così profonda libera energia creativa che coinvolge le sfere più delicate della personalità di entrambi. Prende forma quel sentimento di fiducia che ci motiva a vivere con più gioia, ottimismo, desiderio di ritrovarci ancora. Più vivi, più uniti.

Edoardo Cognonato