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La videoregistrazione come strumento di studio nelle interazioni precoci madre-bambino  nasce intorno agli anni 70 (D. N. Stern, C. Trevarthen, Ed Tronik et al.) dall’ esigenza di studiare lo sviluppo del bambino piccolo nel suo contesto relazionale, dimostrandosi ben presto strumento determinante per la ricerca in campo psicoevolutivo.
Qualche decennio più tardi  alcuni Autori (Cramer, Seligman, McDonough, van IJzendorn, Juffer,  Downing, van den Boom, Papousek) hanno pensato di estendere l’ uso del video in ambito clinico e formativo.
È nata così la V.i.t. (Video Intervention Therapy) di George Downing, che possiamo definire come una “metodologia di intervento formativo-educativo o terapeutico sulle interazioni tra persone, mediato dall’ uso della videoregistrazione e finalizzato alla modificazione concreta e visibile del comportamento”.

Possiamo facilmente e concretamente illustrare la V.i.t.  con un esempio.
Immaginiamo di dover lavorare con una mamma che ci racconti del suo disagio con il figlio. Nell’ ascoltarla dobbiamo tenere presente che il racconto, in realtà, è la sua interpretazione dei fatti e ciò comporta la perdita o la distorsione di alcune  informazioni. In alternativa possiamo pensare di assistere direttamente a ciò che avviene nell’ interazione registrandola. È più semplice e più comodo.

Lavorare con il video ci offre la possibilità di manipolare le immagini e ottenere così informazioni che non avremmo con il racconto o la visione in tempo reale degli eventi.
In questo modo il racconto e le parole diventano comportamenti specifici, facili da osservare e correlare con l’ esperienza soggettiva di chi si osserva.
Le immagini inoltre facilitano l’accesso  alla dimensione non verbale delle transazioni consentendo alla persona di  espandere la propria consapevolezza a questo livello e quindi di investire sulle proprie risorse.

La grande quantità di informazioni che è possibile ottenere permette al terapeuta ampie possibilità di intervento, sia esso di natura terapeutica o educativa, calibrato su ciò che avviene realmente nella interazione.  L’ obiettivo finale è aiutare la persona a modificare opportunamente quei comportamenti che possono produrre un cambiamento di assetto della relazione.

APPROCCIO E BASI TEORICHE

L’ intento della V.i.t. è quello di osservare la diade in modo diretto (non mediato dal racconto) e nel suo contesto abituale (es. interazione madre-bambino in casa). Dunque una metodologia che si propone come  alternativa e/o affianca quella clinica tradizionale e che focalizza non solo l’ individuo bensì l’ interazione tra individui. La  persona viene aiutata a “vedere” se stessa in interazione con l’ altro, in termini di cognizioni, emozioni e comportamenti propri e altrui.
In questa prospettiva la V.i.t.  assume le caratteristiche di un intervento cognitivo-comportamentale basato sulla mentalizzazione.
L’ attaccamento e il modello sistemico-diadico dell’Infant Research  forniscono lo sfondo teorico per “leggere” l’ interazione  e le linee guida per la realizzazione degli interventi.

APPLICAZIONI DELLA V.I.T.

Con la V.i.t. possiamo realizzare due tipologie di intervento:
– interventi terapeutici
– interventi formativo-educativi

Il primo tipo di intervento si attua solo in un setting di psicoterapia. Qui  il lavoro, partendo dagli scambi verbali e dai comportamenti visibili,  si può spingere fino alle rappresentazioni mentali del paziente, realizzando così un approccio di tipo psicodinamico.

Gli interventi a carattere formativo-educativo sono invece centrati prevalentemente sulle transazioni verbali e comportamentali (approccio cognitivo-comportamentale).

Questa distinzione in realtà non è così rigida nella sua applicazione in quanto il terapeuta alterna interventi su entrambi questi versanti in particolare negli interventi terapeutici.

Per quanto riguarda il campo formativo-educativo, la V.i.t. trova vasta applicazione in contesti quali la coppia, la famiglia o la scuola (asili nido, scuole materne, etc.) ma anche di lavoro o in ambito sportivo, o ancora nella supervisione e/o  formazione  di staff tecnici (insegnanti, educatori, istruttori sportivi, etc.).

PARTICOLARITA’

L’ uso del video, sia in un contesto terapeutico che formativo-educativo, comporta alcune considerazioni che hanno una ricaduta importante sulla riuscita dell’ intervento.
La prima di queste è che le immagini hanno, su chi guarda, un impatto elevato rispetto alle parole.
E se da una parte questo rende facile l’ intervento del terapeuta dall’ altra  la persona può sentirsi disorientata, esaminata, giudicata, etc.
Il terapeuta accorto e sensibile coglie, quando presenti, questi aspetti e ha cura, soprattutto nelle prime sessioni, di adottare uno stile colloquiale e creare “alleanza”.
Un’ altra particolarità nel lavoro con il video è quella di creare e sostenere nel paziente  abilità descrittive degli eventi piuttosto che interpretative.
Il vantaggio è dato dal fatto che vengono così neutralizzate le tendenze svalutanti sul comportamento proprio o altrui, le attribuzioni, le operazioni di etichettatura della persona, a favore di una valutazione realistica e obiettivabile dei fatti e della riappropriazione delle responsabilità o delle risorse.

COME FUNZIONA LA V.I.T.

Discernere tra i molti eventi di un’ interazione videoregistrata può non essere semplice.
Una chiave di lettura personale può risultare difficile da condividere.
Una valutazione che voglia comprendere tutti gli eventi può mancare  della necessaria focalizzazione e rimanere ad un livello di generalizzazione non utile.
Da qui la necessità di avere degli strumenti di lettura, delle “mappe”, che consentano di effettuare una sorta di  scansione dell’ interazione.
Le principali  riguardano i livelli di intervento, i parametri dell’ interazione e la sequenza operativa degli interventi.

Cosa dobbiamo guardare per capire cosa stà avvenendo nell’ interazione e  orientare la nostra valutazione?
La griglia dei parametri interattivi risponde a questa domanda e ci consente di “decodificare” l’ interazione scomponendola in eventi osservabili e confrontabili.

Gli interventi nel lavoro con il video riguardano livelli diversi dell’ interazione (cognitivo, emotivo, comportamentale, corporeo, etc.), comprendono  tecniche di varia natura (cognitive, mentalizzazione, psicodinamiche, comportamentali, corporee, etc.) e seguono in genere (non senza eccezioni) una sequenza standardizzata di step, come sintetizzato qui di seguito.
Dopo una prima e colloquiale visione della sequenza selezionata, l’ attenzione viene indirizzata dal terapeuta su eventi e comportamenti positivi con lo scopo di espandere e rinforzare la consapevolezza delle risorse individuali.
Solo in un secondo momento, per iniziativa del terapeuta o del paziente, vengono focalizzati gli aspetti problematici dell’ interazione, dapprima con  atteggiamento semplicemente esplorativo, poi  in modo via via più approfondito.
In questa fase del lavoro bisogna anche tenere presente che la persona tende a selezionare gli eventi interattivi ai quali ha facile e consapevole accesso, ciò che è in grado di “vedere” e affrontare con le sue attuali risorse.
In questo modo il vantaggio è di azzerare o quasi le resistenze del paziente e rende più facile il compito del terapeuta che, nella fase successiva accompagna  il processo terapeutico verso il cambiamento del comportamento.

Così concepite queste mappe servono a creare e sostenere, nel paziente, abilità basate sull’osservazione e rappresentano, per il terapeuta, una guida per colui che è ancora poco esperto, un’assistenza avanzata per chi ha più esperienza.
Infine, l’ idea di usare i video per intervenire sulle relazioni problematiche e cambiarle o per educare i comportamenti alla relazione è semplice da realizzare e attraente al tempo stesso.
Ancor più se questo viene da una metodologia che affianca terapeuta e  paziente e in cui quest’ ultimo ha un ruolo di primo piano nello scegliere e dirigere il proprio cambiamento.

 

 

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